«Non li conto per amore. Li conto perché finché respirano io sono ancora figlio.»
Lorenzo Cardillo ha cinquant'anni e non è mai uscito di casa. Vive in una frazione della bassa pavese, dove è nato, in una cucina con una luce che non cambia mai. Di notte conta i colpi del depuratore oltre il canale e conta i respiri dei suoi genitori vecchi di là dal muro. Lo ammette subito, senza sconti: non li conta per amore. Li conta per controllo. Perché finché loro sono vivi lui può restare figlio, che è l'unico mestiere che gli sia mai riuscito.
Poi una notte sua madre, nel sonno, pronuncia il suo nome con una tenerezza che lui non ha mai saputo riconoscere. Da quel pianto comincia questo libro.
Il padre nasce in un basso di Napoli nel 1954, dodicesimo figlio di una donna consumata dalla miseria, e a tre anni viene dato via. Ad Aversa una maestra scopre che il bambino ha l'orecchio assoluto e implora di dargli lezioni di piano. Il padre adottivo rifiuta: il maschio si deve sistemare. Il pianoforte si spegne per sempre.
La madre è un'orfana pugliese che a tredici anni sale al Nord e trova le porte chiuse piano — non si affittava ai terroni. Fabbrica, turni, le dita di un'operaia perse nella pressa.
Poi arrivano la vecchiaia dei genitori, la malattia, l'anno chiuso del Covid. E nella cura — cucinare guidato da lei, lavare il corpo di lui — l'uomo che ha sempre soltanto preso impara finalmente a dare.
«L'acqua ferma non è morta: aspetta che qualcuno la guardi.»
| Pagine | 286 |
| Formato | [EU] Stampa bianco e nero - standard - 148x210 mm - Carta crema - Copertina opaca |
| Peso | 330 gr. |