Il pianeta brucia e noi continuiamo a ballare sul ponte del Titanic. Come la rana che non si accorge dell'acqua che lentamente arriva a ebollizione, l'umanità si sta abituando a ghiacciai che si sciolgono, foreste che bruciano, mari che si alzano e stagioni impazzite, convinta che la tecnologia saprà rimediare a tutto.
Questo saggio parte dalle conseguenze del riscaldamento climatico e mostra perché le misure adottate finora non bastano a mantenere il clima sotto la soglia di sopravvivenza. Non si ferma però alla cronaca del disastro: ne cerca le radici politiche e filosofiche, dall'antropocentrismo che attraversa la Bibbia, il mito di Prometeo e l'Illuminismo, fino alla logica del capitalismo, un sistema che per sopravvivere deve crescere all'infinito in un mondo finito.
Riprendendo l'analisi di Marx nel Capitale, con la distinzione tra valore d'uso e valore di scambio, e la critica della società industriale avanzata di Marcuse in L'uomo a una dimensione, l'autore smonta l'illusione di un capitalismo sostenibile, della geoingegneria e delle soluzioni tecnologiche miracolose, e si confronta con il pensiero contemporaneo su decrescita, ecosocialismo ed economia circolare.
La proposta è radicale: un diverso modo di produrre, consumare e vivere, che l'autore chiama ecomunismo, fondato sui beni comuni, sul senso del limite e sul rispetto della biodiversità. Resta però un timore lucido e inquietante: che gli uomini cambino rotta solo davanti alle catastrofi.
Un saggio per chi ama la natura e vuole capire che cosa serve davvero per salvare il nostro pianeta.
| Pagine | 84 |
| Formato | [EU] Stampa bianco e nero - standard - 152x228 mm - Carta crema - Copertina opaca |
| Peso | 123 gr. |