«Dopo tredici anni ho perso il lavoro. Ne ho passati altri tre nell'estenuante ricerca di una nuova occupazione, ma oggi la resa è l'unica via: devo lasciare l’Italia. Un’amara considerazione mi stringe la gola, talmente amara che devo sputarla: l’Italia non è un Paese per giovani». Inizia così il racconto di una fuga necessaria. In un Paese dove vivere è diventato un’agonia giornaliera, la poca offerta di lavoro che resiste viene spartita tra le maglie della politica e i comuni scambi di favori: «Tu dai tre voti a me, e io do un posto di lavoro a te» (a termine, naturalmente).
Cosa resta a chi è volenteroso ma privo di un "angelo custode"? Resta l’emigrazione verso terre dove il diritto al lavoro esiste davvero, e non è un favore concesso in cambio di qualcosa.
Dalle multinazionali che trattano gli uomini come numeri e "cantastorie" della formazione che promettono futuro per poi calpestare la dignità dei collaboratori, l’autore ci conduce dentro le viscere di una nazione contusa, collusa e illusa. È la storia di chi ha dovuto chiudere la propria vita in una scatola con le rotelle, ricominciando da quel "Numero 0" che significa perdere tutto — casa, affetti, comodità — per riscoprire finalmente il valore di un cartellino da timbrare e il rispetto di una società civile.
Dalla farsa dei contratti interinali alla rinascita oltre le Alpi, una testimonianza lucida, ironica e spietata dedicata a chi ha deciso di non smettere di cercare la propria libertà.
| Pagine | 115 |
| Formato | [EU] Stampa colori - qualità fotografica - 115x190 mm - Carta bianca - Copertina opaca |
| Peso | 181 gr. |