Due famiglie, un pozzo. L'acqua è la stessa. Ma la corda è diversa, e la preghiera prima di bere è in una lingua che nessuno capisce.
Un bambino grida che quell'acqua non è buona, perché è stata tirata su nel modo sbagliato. Il vecchio del villaggio risponde soltanto: «Assaggiamola prima».
STRANIERI A SE STESSI è il secondo volume della trilogia iniziata con Forse. Gaetano Iusi, psichiatra e psicoanalista con quarant'anni di stanza analitica a Bari, racconta una città che è cambiata sotto i suoi occhi: il mercato dove sua madre comprava le verdure oggi parla cinque lingue, e nel suo studio arrivano storie che nessun manuale di formazione ha mai descritto.
Una donna di nome Amara
Nata in Costa d'Avorio, cresciuta in Francia, arrivata in Italia da quindici anni. Diceva di non essere depressa: faceva tutto, e lo faceva benissimo, ma non sentiva niente mentre lo faceva. Ci volle più tempo del previsto per capire, perché quello che viveva attraversava tre culture insieme e l'analista ne aveva soltanto una mappa. All'ultima seduta gli disse: «Lei non capisce la mia cultura. Ma ha sempre cercato di capirmi. Non è la stessa cosa, ma è abbastanza».
Quindici capitoli attraverso la società plurale
- il corpo che non parla la nostra lingua: dolore, cultura e le mille forme della sofferenza
- i figli di due mondi e l'identità che si costruisce ogni giorno senza saperlo
- quando la diversità fa male: radici psicologiche del conflitto culturale
- il terapeuta come traduttore, quando non si condivide la stessa mappa del mondo
- l'educazione alla differenza nelle scuole e nelle famiglie
- il quartiere come laboratorio e le religioni che si incontrano
- l'amore che attraversa le culture: coppie miste e famiglie plurali
- il lutto dell'altrove, nostalgia e ciò che non si può portare con sé
L'autore è esplicito: non offre un sistema, non insegna la competenza interculturale, non spiega come si comportano i marocchini o i cinesi o i nigeriani. Offre qualcosa di più onesto, la testimonianza di chi ha imparato sul campo sbagliando e correggendosi. Il punto di partenza non è sapere di più sull'altro, è essere disposti a sapere di meno su se stessi.
Il libro rifiuta anche il buonismo del tutti diversi, tutti uguali: quella frase appiattisce le differenze invece di onorarle. Ci sono valori che sembrano inconciliabili e dolori che non hanno traduzione. È proprio lì che accade qualcosa.
Questo libro parla a te se
- sei insegnante o educatore in una classe dove si parlano dieci lingue
- sei psicologo, terapeuta, medico o operatore sociale e ricevi persone la cui sofferenza parla in codici che non hai studiato
- vivi una coppia mista o cresci figli tra due culture
- sei figlio di famiglia immigrata e abiti due mondi senza sentirti a casa in nessuno
- abiti una città che non assomiglia più a quella di vent'anni fa
Solo quando incontra qualcuno che usa una corda diversa il villaggio si accorge di avere una corda. Prima dell'incontro sembrava la cosa più naturale del mondo.
| Pagine | 141 |
| Formato | [EU] Stampa bianco e nero - standard - 152x228 mm - Carta bianca - Copertina lucida |
| Peso | 215 gr. |